Per parlare d'Amore, a modo mio.

giovedì 12 settembre 2013

Mamme al lavoro



Riporto - qui di seguito - un mio articolo uscito ieri su Segrate Oggi. Ci tengo molto perché credo tratti un tema importante per tutte noi, donne e mamme. 


Secondo il Rapporto Istat 2012, in Italia, il 22,7% delle mamme lavoratrici, a due anni dalla nascita del proprio figlio perde o lascia il proprio posto di lavoro. Praticamente, una donna su quattro (non è poco), con l’arrivo di un bambino, si trasforma di colpo in una donna “non occupata”. In una donna, per la società, improduttiva. 

Le difficoltà (concrete e psicologiche) che una neomamma incontra nel cercare di conciliare al meglio lavoro e famiglia, sono tante ed evidenti agli occhi di tutti. Non credo sia il caso di addentrarci nell’approfondimento delle politiche di conciliazione dell’Italia di oggi, dell’Italia “inflessibile” di oggi perché penso, infatti, sia utile fino a un certo punto continuare a “parlare” (e, in vero, a “fare” poco per risolvere le cose) di conciliazione e ruolo della donna nella nostra società.

Bisogna agire per ottenere, prima o poi, risultati.

Paola Malcangio, Dirigente delle Politiche Temporali e di Conciliazione del Comune di Segrate quando - il 27 maggio scorso - insieme a Valentina Bensi, Presidente di Easymamma (www.easymamma.net) ha presentato ufficialmente l’Associazione, si è espressa molto bene: “Create pure una lobby, fatevi sentire perché il Comune di Segrate vi ascolterà”. Ed è quello che, obiettivamente, sta avvenendo. Il Comune sta ascoltando e sta supportando Easymamma nel suo cammino. La strada è lunga ma, insieme, possiamo farcela. Insieme, possiamo arrivare a rendere più semplice la gestione della vita familiare e lavorativa di ognuna di noi. 

Questo per dire che, se siete mamme che vogliono provare a rientrare (per necessità o per scelta) nel mondo del lavoro ma siete sfiduciate, se pensate sia impossibile trovare un posto nuovo, se siete stufe - ai colloqui - di dover mentire alla solita domanda: “Ma ha intenzione di fare anche il secondo?”, Easymamma nel suo piccolo, sta cercando un modo per esservi utile, organizzando una serie di incontri, in programma anche nel 2014, alla presenza di partner esperti e importanti che possano supportarvi nella ricerca del lavoro. 

Più avanti nel tempo potrò essere più precisa in merito, per adesso vorrei segnalarvi il primo incontro di questo “filone” dal titolo “Mamme al lavoro” che si svolgerà giovedì 19 settembre alle ore 20,30 nello spazio Easymamma al Centro Civico Verdi

Gli argomenti che verranno affrontati insieme a Valeria Occhini, psicologa che da anni opera in ambito selezione formazione e inserimento nel mondo del lavoro e a Silvia Papini, psicologa-psicoterapeuta sono i seguenti: 

-   Essere mamme che lavorano
-   Cenni sul mercato attuale del lavoro
-   Ricerca del lavoro
-   Il colloquio di selezione.

Vi aspetto il 19! ;-)

mercoledì 4 settembre 2013

New look




Qui, ormai, tremano tutti quando vado dal parrucchiere perché non sanno mai “cosa” tornerà a casa. Il fatto è che non lo so mai neppure io. 

Dopo tre mesi di mare, di salsedine, di Sole e capelli lunghi, crespi e stopposi mi sono decisa, questa mattina, a fare qualcosa. Considerando poi che la scorsa settimana, quando la mia nipotina ha notato una farfalla sulla mia testa, mi ha detto: “Beh, magari crede che i tuoi capelli siano una balla di fieno… Zia, tu hai i capelli molto strani”, ho capito che fosse arrivato il momento di fare un trattamento speciale, almeno.


Ho tagliato tutto. I capelli, intendo. Una pazzia.


Mio figlio mi ha detto: “Mamma, sembri la G.” e calcolando che la G. ha 8 anni… Beh, no comment.


Il maritino mi ha detto che sto bene, ma lui lo dice sempre, in qualsiasi modo torni a casa: rossa, arancione, mogano, bionda, cioccolato… Inizio a pensare che “Stai molto bene” sia una frase automatica, detta per quieto vivere che mica è detto ti vada sempre bene quello “che passa il convento”, no?

O forse cambio talmente spesso che non riesce ad abituarsi a una mia figura standard, forse così non riesce a stufarsi e, il nuovo, gli piace sul serio...


Nel dubbio, oggi, ho fatto un’altra pazzia: insieme ad altre tre mie care amiche del web (ma per fortuna molto reali), abbiamo prenotato una suite in un posto bellissimo per trascorrere un weekend invernale tra donne, tra amiche. Un weekend insieme per parlare perché abbiamo tantissime cose da raccontarci, per ridere e divertirci, e per abbracciarci.


Che, se pettinata così dimostro dodici anni… potrò permettermi un weekend da ragazzina. O no?


Poi torno a fare la mamma e la moglie, giuro. ;-)

martedì 9 luglio 2013

Viaggiare e leggere, per essere individui e non numeri



Dunque, partire mi ha fatto benissimo. Trasferirmi al mare per così tanto tempo è stata una delle idee migliori che potessi avere.

Sto recuperando le energie che dopo un inverno sostanzialmente bello perché ricco di emozioni (alcune inspiegabili) ma molto faticoso, avevo perduto.

Osservare le cose in modo “distaccato” è utile per approfondirle, analizzarle, capirle e per non averne paura. Per me, che purtroppo, pur sforzandomi, non sono mai stata molto “zen” (ma oggi corro in libreria che ho voglia di rileggere un libro di Lao Tze che ho amato molto, e non solo per il 30 all’esame di filosofia morale… No, no, non lo dico per tirarmela che l’università mica l’ho finita perché, a pochi esami della fine mi sono stufata, cazzona che sono), è stato necessario partire. Non partire per fuggire ma partire per sentirsi. Per capirsi e piacersi. Per ritrovarsi e per accettarsi senza compromessi. 

Trovare il modo per svuotare e liberare la mente “sovraccarica” dona alla razionalità il potere di supportare l’anima. E la rende più forte. L’unico modo che io conosca per guardare le cose con “distacco” e per creare lo spazio necessario per incamerare nella mente (ma anche nel cuore) nuove idee, costruttive, è il viaggio. Cambiare aria. 

“Fermarsi” pur continuando ad “andare”.

Che, poi, pensandoci, il viaggio mica per forza deve essere reale. Il viaggio, forse, dovrebbe essere una costante per ognuno di noi perché è, sempre, crescita e cambiamento.

Il viaggio interiore comporta “movimento” e mutamento anche quando, apparentemente, ci si ferma. E in una società che va a mille all’ora e in cui tutto deve rispettare standard e ritmi di velocità assurdi, in una società che esige gente non pensante perché teme di accartocciarsi miseramente su se stessa… “viaggiare” (ma anche leggere), è oggi, forse, la più grande forma di libertà individuale possibile. 

Bisogna viaggiare e leggere per essere uomini liberi, liberi di voler essere individui senza più accontentarsi di essere soltanto numeri.

lunedì 17 giugno 2013

Se non fosse Amore




Eccomi. Ci sono, ci sono… Non sembra ma ci sono. 


Per dirla tutta ho staccato la testa (in senso lato). Mi è bastato arrivare qui per sentirmi già più leggera (anche questo in senso lato). A volte basta cambiare aria, andare via, andare lontano per ricordarsi dove si vuole andare, quali obiettivi si vogliono raggiungere… Magari anche quale tipo di donna si vuole essere, e vicino a chi si vuole stare.


A me la salsedine fa questo effetto: mente libera, idee improvvise, nuove. Mente da riempire. Io, qui, libero la mente, la svuoto e faccio spazio, come si fa con gli armadi quando fai pulizia... Non dite al maritino che ho pronunciato questa frase perché potrebbe sputtanarmi in un secondo dato che quest’anno ho scoperto pure di essere una casalinga disastrosa.


Volete sapere la verità? La verità è che dopo avere scritto “Un cassetto del cuore” sono andata in tilt. Un bestseller di Amazon, certo. Una bellissima storia d’amore (che, poi, in realtà sono tre ma solo io posso capirlo), emozioni fortissime, intensissimo, una cagata pazzesca (queste alcune recensioni)… 


Da qualche parte ho letto che scrivere ti mette in contatto con i tuoi demoni interiori e che bisogna essere molto forti per guardarsi dentro. 


Beh, è vero. Sebbene sia una storia di fantasia, “Un cassetto del cuore” ha risvegliato in me ricordi ed emozioni talmente potenti che mi sono trovata a dover fare i conti con me stessa e, vi assicuro, fare i conti con sé, in modo autentico, non è sempre facile. Può fare male, non solo a se stessi ma anche agli altri, a chi ti sta intorno, a chi ti ama.


Ho già scritto da qualche parte che a volte ho l’impressione di essere amata molto più di quanto in realtà meriti. Forse perché so che avere a che fare con me non è semplice, perché qualche volta non mi capisco neppure io… Però è così, chi mi ama, di solito, mi ama molto. E quando ho l’autostima a palla (non tutti i giorni), penso pure che forse me lo merito, di essere amata molto, dico.


Ecco, qualche giorno fa ho detto a una persona che amo profondamente: “Tu non sai neppure cosa sia l’Amore”. Giusto per farvi capire che quando voglio fare male, so farlo molto bene. Ecco, voglio partire da qui. So che devo partire da qui. Non mi interessa più perdere tempo per cercare di capire cosa sia l’Amore, mi basta sentire l’odore dell’Amore, mi basta rubargli tutte le coperte, prenderlo a calci quando mi muovo troppo durante il sonno, guardarlo quando mi sveglio all’alba, vedere che lui è sempre lì, sentirlo dire, incredulo: “Come fai ad avere così freddo?” quando vado a letto con la felpa in giugno, o - ridendo - che sono una “cozza” (in senso lato, ovvio) perché gli sto troppo vicino che mi deve riscaldare i piedi, o spalmargli sulla schiena la crema doposole che io glielo avevo detto che si stava ustionando ma è testardo e non mi da mai retta, mandarlo a quel paese quando rompe o contare quanto tempo passa tra un “Ti amo” e l’altro…  


Mi basta pensare che se non fosse Amore, io – per come sono - me ne sarei già andata e che lui, se non fosse Amore - per come è - avrebbe già fatto lo stesso.


Mi basta pensare che anche se non sappiamo bene cosa sia l’Amore, forse lo stiamo semplicemente vivendo e che, in fondo, magari, l’Amore è proprio questo. Andare avanti, insieme. Costruire, demolire, ricostruire. Insieme.


giovedì 6 giugno 2013

Cigni neri e pecore nere





Erano anni che non facevo un giro al laghetto di Milano 2. Anzi, veramente, qualche anno fa, avevo portato mio figlio che stava imparando ad usare la sua bicicletta nuova ma ho rimosso perché ho trascorso un’ora in ansia per paura che ci finisse dentro. E non pensate che sia eccessivamente apprensiva perché quando aveva quattro anni si è davvero tuffato, a gennaio, nel Mar Ligure perché “Ho visto un’onda troppo bella e non ho resistito che volevo saltarla”… ma lasciamo perdere che è meglio.


A volte mi chiedo da chi abbia preso… Già, sicuramente da me!


Ieri sono capitata ancora lì e sono stata catapultata ai miei diciassette/diciotto anni. Allora ci andavo spesso. Bello. Ma non c’erano i cigni neri, soltanto bianchi. I cigni bianchi sono belli ma ovvii. Come le pecore, bianche, le solite. 

A me piacciono i cigni neri, e le pecore nere.

lunedì 3 giugno 2013

La prova costume



Non so cosa mi sia saltato in mente ma ho fatto la prova costume. So che non dovevo… Di solito la faccio direttamente in cabina, al mare, quando è troppo tardi per decidere di andare in montagna.

Quest’anno no… e credo che andrò in montagna.

Inoltre, è tutto il giorno che sto combattendo contro l’irresistibile voglia di mangiarmi almeno metà barattolo di Nutella che c’è in cucina… Che fatica! 

Amo il cioccolato, ne ho bisogno. 

Tra l’altro, oggi mio figlio mi ha detto: “Mamma, guarda quella signora, ti somiglia!”. 

(Ma come ti permetti, a tua madre!)

“Ma non vedi che quella è il doppio di me?”

“Sì ma se fosse magra sarebbe uguale a te”

“Ma io sono molto più magra di quella, vero?”

“Già”.

Ok, risposta esatta.

Un cucchiaino, solo uno… di Nutella.